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Non sempre è chiaro cosa viene consegnato ad un cliente che chiede una prova colore digitale che gli servirà come riferimento per una stampa offset. Cerchiamo allora di capire cosa è una prova colore validata.
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Sono quasi 10 anni, dal 2017, che FOGRA e ECI hanno creato il primo profilo di scambio CMYK. FOGRA ha definito la caratterizzazione FOGRA53 che raccoglie il Gamut presente in 52 profili di dispositivi di stampa, praticamente quelli di tutte le tecnologie note che usano colori sottrattivi, ovvero quella modalità che ci fa vedere i colori in modo indiretto: la luce colpisce il supporto sul quale sono stesi i pigmenti (gli inchiostri) che assorbono alcune lunghezze d'onda mentre ne riflettono altre, che sono quelle che noi percepiamo. ECI ha costruito sopra questa caratterizzazione il profilo eciCMYK. Qualche anno più tardi, tra il 2020 e il 2021 FOGRA ha rilasciato la nuova caratterizzazione FOGRA59 sulla quale ECI ha costruito il profilo eciCMYK v2.
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Un equivoco di fondo ha stabilito che i colori di riferimento siano quelli della stampa offset. Non è completamente sbagliato in quanto l'offset è la stampa regina, ma con l'avvento della stampa digitale con le sue tante tecnologie, una revisione di questo concetto è perlomeno opportuna. A parte le difficoltà oggettive di molte aziende di stampa a districarsi convenientemente col colore, mirare a questo risultato equivale spesso a negarsi delle possibilità.
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I controlli cromatici attraverso scalette colore, tipicamente la Media Wedge, pressupongono almeno l'esistenza di una caratterizzazione. Non è detto che, pur disponendo di una caratterizzazione, siano disponibili i dati di controllo della Media Wedge. Sul nostro sito abbiamo spiegato come costruire una Media Wedge da un profilo/caratterizzazione fornendo anche il relativo software. Qui vogliamo approfondire una modalità che consente di avere la certezza di essere in tolleranza con una stampa di prova (Print-one), anche quando realizzata su un supporto non standard e quindi privo di una caratterizzazione ufficiale (o anche semplicemente privata realizzata dalla cartiera).
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Non c'e due senza tre: in due articoli precedenti Il grande equivoco delle Palette Pantone e Referenze C o U, l'altro grande equivoco delle mazzette solid Pantone abbiamo messo in evidenza due dei tre grandi equivoci che ruotano attorno alla tecnologia Pantone®. Qui vogliamo mettere in evidenza come il grande merito di essere ambasciatore delle referenze cromatiche abbia come rovescio della medaglia il fatto che molte delle contestazioni colore nascono proprio dall'uso, per quanto improprio, delle referenze Pantone®.
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La stampa digitale, nel nostro caso HP Indigo 7900, offre l’opportunità di ideare progetti grafici davvero originali grazie agli inchiostri speciali ora in commercio. Alcuni di questi sono noti, altri invece sono novità degli ultimi anni e non sempre adottati dalle aziende di stampa per motivi di praticità e tempi di produzione. Ma se desiderate aggiungere un tocco di creatività e sussistono tempi di consegna adeguati al progetto, allora è possibile creare materiali di comunicazione degni di essere esposti in vetrina.
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La consapevolezza, da parte del grande pubblico anche mediamente professionalizzato, che un'immagine stampata, soprattutto se in una pubblicazione di pregio, non sia in grado di rappresentare correttamente i colori è conquista recente. A nostro giudizio nasce nel momento in cui i grafici e i fotografi hanno cominciato a fare post produzione dei loro scatti digitali. Prima l'immagine andava in fotolito e poco si sapeva dei limiti di una conversione da un ampio spazio RGB ad un angusto spazio CMYK. È solo quando grafici e fotografi hanno cominciato a convertire immagini con cieli azzurri, zone violette o sature di arancio o di verde che vi è stata la percezione consapevole dei limiti della stampa rispetto ai colori.
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Qualche decennio fa chi faceva fotolito non conosceva l'RGB. C'erano dei super scanner dal costo proibitivo che, si sosteneva, "lavoravano esclusivamente" in CMYK. Quello che usciva da quelle macchine era praticamente insindacabile, non fosse altro che il prezzo dell'attrezzatura incuteva rispetto a prescindere. La qualità della riproduzione era dovuta a un mix di ottica, meccanica ma, soprattutto, separazione (da RGB a quadricromia, quindi non è vero che lavoravano solo in CMYK). Le grandi case: Crosfield, Hell, Dainippon, ecc. si contendevano la qualità che era principalmente la modalità di separazione. Cioè un "semplice" ICC ante litteram, che oggi otteniamo gratuitamente da mille fonti.

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